UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Disturbi psichici, le fragilità non viste

Avvenire - è Vita, la persona, la cura
14 Ottobre 2021

Un disagio esteso dalla pandemia, più tendenze suicide tra i giovani, risorse insufficienti: l’allarme degli specialisti

Il 10 ottobre va ricordata come una data storica per la Salute mentale. Per i malati anzitutto, e per gli operatori. La Giornata mondiale si è sviluppata attorno al tema «Salute mentale in un mondo diseguale» per denunciare il forte squilibrio nel mondo post-pandemico. Circa l’80% delle persone con disturbi mentali nei Paesi a basso e medio reddito non può accedere infatti ai servizi perché carenti o inesistenti. Nei Paesi ricchi come l’Italia i servizi di salute mentale risultano fra i meno disponibili seppure inseriti nei Livelli assistenziali di base. E a causa della pandemia molte persone con una malattia mentale non hanno ricevuto e non stanno ricevendo trattamenti adeguati.

Fra le cause la 'mentalità dello scarto' denunciata da papa Francesco, che nel messaggio per la Giornata ha evidenziato come oggi «si prestano cure e attenzioni maggiori a chi apporta vantaggi produttivi alla società, dimenticando che quanti soffrono fanno risplendere, nelle loro esistenze ferite, la bellezza insopprimibile della dignità umana». Fondamentale anche il suo forte richiamo all’Angelus quando ha parlato della necessità di eliminare lo stigma che circonda chi soffre di disturbi psichici e psichiatrici con i loro familiari e di chi è arrivato a togliersi la vita: «Vorrei ricordare i fratelli e le sorelle affetti da disturbi mentali e anche le vittime, spesso giovani, di suicidio. Preghiamo per loro e per le famiglie affinché non vengano lasciati soli né discriminati, ma accolti e sostenuti».

Il Tavolo sulla Salute mentale dell’Ufficio Cei per la pastorale della Salute è impegnato da tempo per rimuovere lo stigma e promuovere una 'cultura della vita' che contrasti la logica dello scarto, fornendo informazioni

utili a modellare l’azione pastorale. Ne parliamo con alcuni dei suoi esperti.

«Il Piano d’azione per la salute mentale 2013-2030, recentemente aggiornato dall’Oms – afferma Alberto Siracusano, direttore Uoc di Psichiatria e Psicologia clinica a Roma Tor Vergata – indica tra le cause dei disturbi anche fattori sociali, culturali, economici, politici e ambientali. La definiamo 'povertà vitale'. Nel periodo del Covid molta gente ha capito l’importanza della salute mentale e del benessere psichico, e la Giornata 2021 ha ampliato il campo di interesse. Ma permane la carenza di risorse a fronte di un allargamento della domanda». La politica italiana però non sembra essersene ancora accorta. «Mi risulta che il Pnrr non preveda fondi per la salute mentale. Occorre ripensare l’assistenza psichiatrica a tanti livelli, tra cui quello del volontariato e del terzo settore. E poi c’è il grande allarme dei giovani, i più colpiti dalle conseguenze psichiche della pandemia, con disturbi dei comportamenti alimentari, atti di autolesionismo, aumento della violenza e dell’aggressività, perché si sentono esclusi dal futuro. Servono servizi per la transizione all’età adulta e vanno rilanciati i Livelli di assistenza».

Su giovanissimi e scarse risorse insiste anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, docente e direttore sanitario dell’Opera Don Guanella. «In Italia la depressione è già la prima causa di invalidità lavorativa ed è la malattia con il più alto costo sociale, paragonabile al 4-5% del Pil». I dati dicono che ci sono circa tre milioni di depressi e nel corso del 2020 il 6,5% della popolazione italiana ha fatto ricorso ad antidepressivi. L’uso di ansiolitici nel 2020 è aumentato del 6,6% rispetto all’anno prima. «Investire in salute mentale sarebbe vantaggioso – prosegue Cantelmi –. Eppure in Italia siamo sotto organico di psichiatri, psicologi e infermieri, in alcune regioni anche del 60%. Intanto assistiamo a un aumento delle forme di dipendenza, come azzardo, social, pornografia, alcol

e sostanze, fenomeni che si stanno precocizzando. La pornografia durante il lockdown ha toccato i bambini di 10 anni. E aumentano in modo impressionante – il 20% – gli psicofarmaci somministrati ai bambini per gestire comportamenti aggressivi e incontrollabili».

L’unico dato postivo del 2020 è stata la riduzione del 10% del tasso di suicidi. Ma per Maurizio Pompili, psichiatra e docente alla Sapienza, va preso di petto il problema della prevenzione per la fascia giovanile. «Oggi il suicido è la seconda caasa di morte per i giovani – afferma – e il Covid ha creato fragilità. Occorre tenere gli occhi aperti perché sono aumentati i tentativi di suicidio». Difficile, tuttavia, per gli adulti intercettare i segnali d’allarme dei figli. «I social spesso confinano i giovani in uno spazio isolato e connesso con gli altri fittiziamente. I segnali d’allarme, oltre alla forte presenza sulle chat, sono le affermazioni di stanchezza della vita insieme a insonnia, ansia, irritabilità, problemi psicosomatici e cambi di umore repentini. Non è rischioso domandare a un figlio se ha mai pensato di voler morire: almeno trova un interlocutore. Le parole del Papa all’Angelus sul suicidio dei giovani sono storiche e daranno risultati importanti. Se si parla del suicidio il fenomeno si attenua. I sacerdoti possono svolgere un ruolo fondamentale per prevenire e le parrocchie per aiutare i parenti della vittima. La Chiesa vuole stare vicino a chi soffre».

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Domenica il Papa nella Giornata della Salute mentale ha chiesto di non lasciare soli malati e famiglie Lo psichiatra Pompili: tenere gli occhi aperti sui ragazzi, ci sono segnali che vanno riconosciuti

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