UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La bioetica senza confini di Henk Ten Have

Articolo pubblicato in questi giorni dalla rivista "Bioetica"
15 Novembre 2021

di Mauro Cozzoli, La bioetica senza confini di Henk Ten Have in Bioetica XXIX/1, 2021, 109-117

La bioetica di Henk Ten Have ha nella globalità la sua nota peculiare e determinante . Bioetica globale perché è diventata una disciplina mondiale e onnicomprensiva. Mondiale perché rivolta alle preoccupazioni bioetiche dell'umanità, non più ristrette a un Paese, a una regione del mon-do, a persone e gruppi sociali particolari. Onnicomprensiva perché non limitata alla protezione e promozione della vita dell'individuo ma della vita, del ben-vivere di tutti, in un mondo intercon-nesso e globalizzato. Come tale è una bioetica aperta: tiene conto dell’oggi dell’umanità e delle generazioni future, della biosfera, della biodiversità e dei beni comuni . In definitiva una bioetica senza confini.

Una bioetica d’impianto personalistico: un personalismo aperto e solidale
La bioetica di Henk Ten Have è una bioetica d’impianto personalistico, centrata sul bene pri-mario della persona e della sua dignità, riconosciuta in ogni individuo umano: «Tutti gli esseri umani condividono la stessa dignità e uguaglianza» . Un personalismo comunitario dunque, aper-to e inclusivo a raggio universale. Perché l’umano non è suscettibile di un più e un meno, l’umanità è la stessa in tutti. Fino a prendere le forme del cosmopolitismo, che della socialità rile-va e implica i risvolti politici su scala mondiale .
Un personalismo niente affatto autocentrico, perché la solidarietà umana non è confinata all’umano, ma è aperta a tutte le forme di vita. Comprensiva, come tale, degli habitat di vita e de-gli ecosistemi. Queste aperture, solidarietà, inclusività non sono forme accessorie ma costitutive della persona: ineriscono all’essere della persona. È questa ontologia alla base della dimensione globale della bioetica di Henk Ten Have e della sua imprescindibilità. Per cui la bioetica non può non essere globale. Dimensione questa che il fenomeno in atto della globalizzazione e delle sue sfide – dall’autore ampiamente richiamate e vagliate – mette chiaramente in evidenza e sollecita a considerare.

Una bioetica dunque ontologicamente fondata: radicata nell’ontos della persona-in-relazione. Una persona, un’idea di persona, non chiusa nella sua individualità, ma in relazione sociale con gli altri e solidale con tutta la biodiversità. Dove la relazione – lo ribadiamo – non è un elemento appositivo ma sostanziale della persona e del suo essere al mondo. Il co-essere (sociale e solidale) inerisce profondamente all’essere persona . È questa ontologia che muove la critica al neo-liberismo, da cui la bioetica è oggi insidiata e avvinta. Critica che attraversa tutta la bioetica di Henk Ten Have. Da questo ontos indivisibilmente personale e relazionale fluisce l’ethos della vita: il bio-ethos. Fluisce nella sua portata globale.

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