UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari

12 marzo 2026 - un fenomeno in crescita da monitorare con responsabilità
20 Febbraio 2026

La violenza contro gli operatori sanitari e socio-sanitari rappresenta oggi una criticità strutturale del sistema sanitario. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, nel 2024 le segnalazioni hanno superato le 18.000 aggressioni, interessando circa 22.000 professionisti.

Le rilevazioni delle organizzazioni sindacali di categoria evidenziano un trend in crescita negli ultimi anni, con incrementi stimati superiori al 30% rispetto al periodo precedente alla pandemia. Le aggressioni risultano prevalentemente verbali, ma non mancano episodi fisici, con maggiore incidenza nei Pronto Soccorso, nei servizi di emergenza-urgenza e nelle aree psichiatriche. Il dato numerico deve essere letto alla luce della complessità dei contesti assistenziali. Gli operatori sanitari lavorano in ambienti caratterizzati da sofferenza, vulnerabilità e fragilità sociale. La gestione di persone in condizioni di disagio clinico, psichico o relazionale richiede competenze tecniche, capacità comunicative e gestione del conflitto. Gli ambienti di cura sono inoltre caratterizzati da un capitale umano fortemente diversificato per formazione, cultura ed esperienza: una ricchezza che necessita di modelli organizzativi inclusivi e leadership etica per prevenire tensioni e incomprensioni.

Le conseguenze delle aggressioni sono rilevanti: aumento del burnout, medicina difensiva, riduzione dell’empatia e deterioramento del clima organizzativo. Tutto ciò incide sulla qualità delle cure, sulla sicurezza dei pazienti e sull’intero Sistema Salute. A ciò si aggiunge una necessaria attenzione alla dimensione spirituale, deontologica ed etica di ogni persona coinvolta.

Un altro elemento critico è rappresentato dalla sovraesposizione mediatica. La narrazione semplificata di eventi clinici complessi può alimentare sfiducia e delegittimazione sociale, generando aspettative irrealistiche e tensioni nei confronti dei professionisti sanitari. La responsabilità comunicativa diventa quindi parte integrante della prevenzione.

Esiste una forma ulteriore di violenza, più sottile ma altrettanto deleteria, che si annida nei processi comunicativi tra operatori: è la violenza della sconferma, del disconoscimento tra categorie professionali, che talvolta si consuma in ambienti organizzativi ostili e attraversati da logiche di potere. Se vi fosse piena consapevolezza del danno sistemico che tali dinamiche generano, sarebbe evidente quanto un’affermazione pronunciata con superficialità possa compromettere l’equilibrio dell’intero Sistema, minando la dignità professionale del singolo operatore e indebolendone l’agire clinico- assistenziale, con ricadute negative sulla tutela delle popolazioni in generale e nel percorso terapeutico nel dettaglio.

Contrastare la violenza verso chi cura è una responsabilità istituzionale e collettiva. Significa tutelare la dignità del lavoro sanitario e riaffermare il valore etico della cura come bene comune.

Si ringrazia la dott.ssa Antonella Ferracci, Coordinatore dell’Area Chirurgica del Policlinico Tor Vergata, per il contributo alla realizzazione di questo articolo.

Fonti

  • Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie – Report annuali 2023-2024, Ministero della Salute.
  • Anaao Assomed – Comunicati e report su aggressioni al personale sanitario, 2024
  • MSD Salute – Dossier informativi sulla Giornata nazionale contro le aggressioni al personale sanitario, 2024