UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giornata mondiale della salute mentale 2026: ascoltare le esperienze, dare voce alla speranza

10 ottobre 2026
28 Settembre 2026

Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH) e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere una cultura della salute mentale. Il tema scelto per il 2026 è “Lived experiences heard: real voices, real change” – “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”, un invito a riconoscere il valore della parola di chi vive direttamente un’esperienza di disagio psichico e dei suoi familiari.

Le esperienze vissute possono infatti contribuire a contrastare lo stigma, migliorare i percorsi di cura e costruire comunità e servizi più attenti ai bisogni reali delle persone. La sofferenza mentale è ancora accompagnata, in molti casi, da paura, vergogna e pregiudizio. Da una parte, chi vive una difficoltà può temere di essere giudicato, di non essere compreso o di essere considerato un diverso, arrivando così a nascondere ciò che sta vivendo e a rimandare la richiesta di aiuto. Dall’altra, è la società stessa a creare uno stigma che rischia di etichettare la persona attraverso il suo disagio, dimenticando la sua storia, le sue relazioni, le sue capacità e il suo valore.

Contrastare lo stigma significa allora lavorare su entrambi i fronti: aiutare chi soffre a non vergognarsi della propria fragilità, ma anche costruire una società e comunità realmente accoglienti, nelle quali condividere una difficoltà non diventi motivo di esclusione, distanza o giudizio. Una persona non coincide con la propria diagnosi e la sua fragilità non esaurisce ciò che è.

La paura di affrontare il giudizio degli altri, la convinzione di dovercela fare da soli o il timore di affidarsi a un professionista possono infatti portare a ritardare l’accesso alle cure. Chiedere tempestivamente aiuto, invece, è un gesto di responsabilità e di cura: significa riconoscere una difficoltà e scegliere di non affrontarla da soli. La maggior parte dei disagi psichici può essere affrontata attraverso percorsi di cura e accompagnamento adeguati. Ciò vale anche per il disagio mentale infantile e giovanile, diagnosticabile, che quindi apre alla possibilità di un intervento mirato e precoce.

La salute mentale rappresenta da tempo una delle attenzioni dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Conferenza Episcopale Italiana. È stato costituito un Tavolo di lavoro con professionisti del settore e, negli ultimi anni, sono stati promossi il Giubileo della salute mentale nell’Anno Santo 2025, convegni, momenti formativi e pubblicazioni, portando questa attenzione nei diversi ambiti della vita: dai giovani agli adulti, dalle famiglie alle persone consacrate.

Anche l’esperienza della pandemia ha reso ancora più evidente quanto le fragilità psicologiche, psichiatriche e relazionali riguardino la vita delle persone e delle comunità e quanto sia necessario continuare a costruire una cultura capace di ascolto, cura e prossimità e segnalare i rischi di una “povertà vitale” che incide sulla salute.

In questa prospettiva si collocano anche le parole di Papa Leone XIV, che nel convegno Giovani e salute mentale del 30 maggio 2026 ha ricordato che quella della salute mentale è «una delle sfide più urgenti e decisive del nostro tempo». Il Papa ha inoltre sottolineato che non possiamo affrontare questa questione «esclusivamente da un punto di vista clinico o tecnico», perché la persona ha bisogno anche di un orizzonte di significato, nel quale possa riscoprire che «la propria vita ha valore, che è amata, attesa e chiamata a uno scopo nel mondo […], allora nasce la speranza».

La Giornata mondiale della salute mentale diventa così un’occasione per rinnovare l’impegno a superare il pregiudizio, ridurre il peso della vergogna e creare spazi nei quali sia possibile parlare della propria sofferenza senza paura di essere etichettati. Ascoltare le esperienze vissute significa riconoscere la persona nella sua dignità e contribuire a costruire comunità realmente accoglienti, nelle quali nessuno debba sentirsi solo davanti alla propria fragilità e nelle quali chiedere aiuto possa essere, semplicemente, un passo verso la cura e la speranza.