Il 14 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete, una giornata promossa sin dalla sua nascita dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Oggi questa giornata è riconosciuta ufficialmente dall’ONU, che riconosce questa malattia come cronica e invalidante, in grado di portare a conseguenze molto gravi.
L’obiettivo della Giornata è sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione e sulla gestione del diabete. I dati ISTAT sono alquanto allarmanti: in Italia si contano circa 3,7 milioni di persone con diabete, pari al 6,3% della popolazione. Il 90% dei casi riguarda il diabete di tipo 2, mentre il restante 10% appartiene al diabete di tipo 1, meno frequente ma in costante aumento tra i giovani.
Questa Giornata, che quest’anno ha come tema e titolo “Diabete e Benessere: oltre la salute per vivere ogni giorno al meglio”, è importante per sensibilizzare la popolazione e permettere che si diffondano atteggiamenti sempre più salutari di fronte a una malattia che negli ultimi 30 anni ha avuto un aumento esponenziale. È necessario essere consapevoli che il diabete di tipo 1 non si può prevenire, ma una diagnosi precoce può fare la differenza, prevenendo le complicanze; mentre nel diabete di tipo 2 l’adozione di stili di vita salutari è la prevenzione primaria alla sua insorgenza.
Come Ufficio Nazionale di Pastorale della Salute CEI, nell’attenzione alla persona nella sua totalità, si vuole sensibilizzare a questa Giornata a partire proprio da quelli che sono i dati emergenti che ci parlano di un aumento di questa malattia, cercando di promuovere sempre di più l’importanza di condurre uno stile di vita corretto. Si sa che questo è uno dei migliori fattori preventivi, avendo cura del proprio corpo come dono da custodire e curare e, quindi, vivendo uno stile di vita sano, attento agli eccessi e capace di gesti utili per il proprio benessere e bene. Nello stesso tempo, si vuole incitare a compiere screening per evitare ritardi in diagnosi e nelle successive cure. Il tutto nel sensibilizzare a una cura di un corpo non vissuto come semplice “contenitore”, ma come parte essenziale e inscindibile dell’essere umano creato da Dio e tempio dello Spirito Santo.