UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giornata mondiale degli anziani

1° ottobre 2026
15 Settembre 2026

La Giornata Mondiale dell’Anziano è una ricorrenza preziosa, un momento importante per soffermarsi ad ascoltare e valorizzare una fase della vita che la società moderna rischia spesso di emarginare: la diminuzione del numero dei figli, l’accelerazione sociale, i problemi di sopravvivenza che gravano sulle famiglie, rendono spesso difficile dedicarsi ai bisogni della vecchiaia.

Papa Leone XIV, nel messaggio della VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani del 26 luglio scorso, affida, in particolare ai più giovani, il mandato di riprendere la «bella abitudine» di visitare i nonni, gli anziani della famiglia, e anche quanti «non ricevono alcuna visita» e li invita: «portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa».

Agli anziani va prima di tutto un profondo senso di gratitudine. La condivisione della loro esperienza di vita, fatta di ricordi, valori e sacrifici, costituisce un patrimonio inestimabile per le nuove generazioni.

Il naturale processo di invecchiamento è spesso considerato un tempo dopo la vita vera e non tempo della vita («Predicate il Vangelo e curate i malati». La comunità cristiana e la pastorale della salute - 2006 - n.11), come invece viene vissuto da chi è anziano e si trova a confrontarsi con lo svolgimento di attività non più lavorative in tempi più distesi, a riconciliarsi con scelte e percorsi fatti, a sperimentare e a riscoprire più da vicino di essere chiamato ad accogliere la tenerezza di Dio.

Spesso nell’età della vecchiaia la dimensione della fragilità prende il sopravvento. Nella mia esperienza di cappellano in ospedale è questa realtà che mi trovo ad incontrare: quella di tanti anziani nella debolezza.

L'esperienza dell'ospedalizzazione e della degenza è un momento di forte vulnerabilità: in queste circostanze emerge con chiarezza la forza d'animo degli anziani, capaci di affrontare il ricovero e il dolore con una dignità, una pazienza e una saggezza che diventano testimonianza e insegnamento per tutti.

In questo contesto, l'incontro tra l'anziano ammalato e l'operatore di pastorale della salute assume un valore profondo. Non si tratta di una semplice visita formale, ma di un momento di ascolto empatico e di autentica vicinanza spirituale.

L’incontro con l’anziano, vissuto con calma, con capacità di ascolto, si trasforma spesso in momenti addirittura commoventi, dove l’operatore va piano piano “scomparendo” per fare spazio ad una narrazione di storia, di vita, di condivisione di esperienze personali profonde che rendono arricchente l’incontro per ambedue i protagonisti.

L'operatore pastorale diventa presenza amica, capace di accogliere le fragilità, sostenere lo spirito nei momenti di sconforto e restituire al paziente la certezza di non essere solo, ricordandogli che il suo valore e la sua dignità rimangono intatti anche nella malattia, ma soprattutto trasmettendo la Presenza di un Dio «che all’uomo che soffre non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce». (LF n. 57)

E in ogni incontro è l’anziano ammalato stesso a farsi testimone della carità di un Dio che in lui si lascia avvicinare, come in un suolo sacro… (Es. 3,5)

Si ringrazia don GIOVANNI BATTISTA NALETTO sacerdote della diocesi di Verona.