Un luogo di alta formazione spirituale ed umana, capace di parlare alle nuove generazioni e al mondo della ricerca. È questa la fotografia di Lourdes scattata da Gianni Cervellera, collaboratore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI. Nel corso dell’estate, il Santuario francese è stato teatro di due iniziative di rilievo: un cantiere formativo condiviso con la Pastorale Giovanile per ridefinire il concetto di “salute” oltre la semplice assenza di malattia, e un laboratorio per futuri medici dedicato ai limiti della scienza e all’esame delle guarigioni inspiegabili vagliate dal Bureau des Constatations Médicales. Un’esperienza che, tra la devozione dei pellegrini e la curiosità dei turisti, conferma l’impatto profondo che questo luogo continua ad avere sulle persone.
Da qualche tempo l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute ha iniziato a guardare a Lourdes con occhi diversi. Non più solo come meta di pellegrini che accompagnano o vengono accompagnati da malati, ma come un vero centro di spiritualità. Come nasce questa nuova visione?
“Sì, è un percorso iniziato già da un paio d’anni. Non accompagniamo i malati in senso tradizionale, ma utilizziamo Lourdes proprio come un centro per farne incontri di vera e propria spiritualità. Proprio quest’estate si è svolto un primo appuntamento che ha messo insieme i rappresentanti della Pastorale Giovanile e della Pastorale della Salute a livello nazionale, indetto dai due rispettivi direttori della CEI. È un cammino iniziato un anno e mezzo fa: con i giovani si deve parlare anche di salute.