UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Perché non sia solo una giornata
20 Novembre 2025

di Emanuela Vinai - Coordinatrice del Servizio Nazionale per la tutela dei minori della CEI

Partiamo da una domanda, di quelle che si leggono sui social. È proprio necessaria una giornata, internazionale oltretutto, per ricordare che la violenza sulle donne non è un’opzione? La risposta è automatica solo a guardare i numeri, certificati dall’Istat: sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane, tra 16 ai 75 anni, che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita; il 18,8 ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali. Un elemento drammatico arriva dalle giovanissime. Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento decisamente marcato delle violenze subite dalla fascia 16-24 anni, che passano dal 28,4% al 37,6%, a fronte della diminuzione o stabilità registrata nelle altre classi di età.

Numeri che documentano e denunciano non un’emergenza, ma una cronicità del sistema. E allora sì, serve, è necessaria e doverosa una Giornata e, soprattutto, come si ripete a ogni 8 marzo, non deve restare una celebrazione confinata in una data. Si moltiplicano le iniziative sul territorio e si incrementa il coinvolgimento attivo di enti pubblici e realtà associative, scuole e gruppi sportivi. E nei luoghi di cura? Anche le strutture sanitarie si mobilitano: porte aperte e servizi gratuiti, percorsi dedicati e progetti di accoglienza e ascolto. Come sempre, a fare la differenza è la formazione, prima forma di prevenzione, indispensabile per gli operatori sanitari. Se il pronto soccorso è spesso il primo luogo che accoglie le vittime, è altrettanto importante che anche negli altri reparti vi sia chi ha gli strumenti essenziali per intercettare i segni di un abuso. L’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei è da sempre attento a questi aspetti e, all’interno del suo corso di formazione per cappellani di recente nomina e loro collaboratori, ha inserito da tempo una lezione dedicata alle violenze di genere. Perché se sai che cosa guardare, ti diventa impossibile non vederlo. E agire di conseguenza.