Il 12 dicembre si celebra la Giornata Internazionale della Copertura Sanitaria Universale, istituita dalle Nazioni Unite nel 2012 e riconosciuta come giornata mondiale dal 2017. L’obiettivo è quello di incoraggiare ogni Paese a impegnarsi per garantire a tutta la popolazione l’accesso alle cure.
Nonostante i progressi fatti, ancora oggi più della metà della popolazione mondiale non dispone dei servizi sanitari essenziali. Questo dato ci ricorda quanto sia urgente continuare a lavorare sulla salute globale e sulle disuguaglianze, promuovendo politiche sanitarie inclusive e richiamando i governi alla responsabilità di proteggere tutti, a partire dai più poveri, fragili e vulnerabili. La Copertura Sanitaria Universale è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e anche il nostro Istituto Superiore di Sanità sottolinea come un sistema sanitario ideale debba assicurare servizi adeguati a tutta la popolazione, senza imporre costi insostenibili.
Come Ufficio Nazionale per la pastorale della salute, ribadiamo l’importanza di promuovere consapevolezza e impegno affinché il diritto alla cura sia davvero accessibile a tutti, senza esclusioni. La Repubblica Italiana tutela la salute come bene fondamentale dell’individuo e la realizza come interesse della collettività, garantendo cure a ogni persona, “nessuno escluso”. Mons. Baturi ci ricorda che è proprio nell’“interesse della collettività” che si esprime la cura del singolo: prendersi carico dell’uomo concreto, che ha bisogno di aiuto, rafforza il tessuto sociale e la possibilità stessa di un futuro comune. Una comunità – ricorda ancora mons. Baturi – sta meglio quando sta insieme, e la tutela della salute deve essere riconosciuta come un diritto a un benessere realmente possibile, che contribuisce al bene di tutti.
In questa giornata, l’Ufficio desidera porre l’attenzione anche sui cosiddetti “Irraggiunti”, coloro che, pur avendone diritto, non riescono ad accedere alle cure del Servizio Sanitario Nazionale per vari motivi. Per questo ribadiamo l’importanza di essere vicini ai poveri, ai fragili e ai più deboli, facendoci carico delle loro ferite con spirito di compassione e carità, affinché ciascuno possa usufruire di questo bene essenziale. La pastorale della salute si realizza anche nel territorio.
Investire sull’assistenza primaria è fondamentale per costruire una copertura sanitaria universale che non sia privilegio per pochi, ma patrimonio condiviso da tutti. Solo così la salute può diventare un diritto pienamente realizzato e realmente accessibile.