UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

“La pastorale della salute nella Chiesa Italiana” (1989)

Linee di pastorale sanitaria - CONSULTA NAZIONALE CEI PER LA PASTORALE DELLA SANITA'
5 ottobre 2016

PRESENTAZIONE

La consulta nazionale per la pastorale della sanità fin dai suoi primi incontri ha ritenuto opportuno stendere una nota con dette linee operative per un cammino. I contributi sono venuti dai suoi membri, anche tramite le consulte regionali. Dico grazie a quanti hanno collaborato in spirito di servizio. Due motivazioni sono state alla base degli orientamenti: ricordare all'intera chiesa italiana la sua missione verso chi è nel dolore e dare umile testimonianza del valore della vita anche quando è provata dalla sofferenza.

Nella lettera sul dolore il papa afferma che «Cristo allo stesso tempo ha insegnato all'uomo a fare del bene con la sofferenza e a fare del bene a chi soffre» (SD 30). E nel motu proprio Dolentium hominum, con il quale istituisce la Commissione pontificia per la pastorale degli operatori sanitari - ora, in virtù della  costituzione apostolica Pastor bonus, Pontificio consiglio - ricorda che la chiesa, sull'esempio di Cristo, «nel corso dei secoli, ha fortemente avvertito il servizio ai malati come parte integrante della sua missione» (n. 1).

Chiamata e mandata a servire 1 uomo la chiesa lo incontra in modo particolare nella via del dolore e questa è «una delle vie più importanti» (SD 3). Ma non solo per far del bene, anche per ri-ceverne! La sofferenza nasconde e svela una vocazione e una missione di amore, per quanto difficile e misteriosa: «completa la passione di Cristo» e partecipa della sua redenzione fino a condurre alla gioia (Col 1,24).

In questa luce la pastorale della chiesa deve rinnovarsi e prendere nuovo slancio, perché va fatta«con e per i malati e i sofferenti», riscoprendo con verità che il malato non va considerato «semplicemente come termine dell'amore e del servizio della chiesa, bensì come soggetto attivo e responsabile dell'opera di evangelizzazione e di salvezza» (CfL 54).

Questa missione che la chiesa ha sempre cercato di vivere pare ancor più urgente e significativa in questo nostro tempo nel quale la mentalità secolarizzata non valorizza la vita e ne ha come paura, avendone perduto il senso. Molto sembra dovuto al timore della malattia e della morte. Lo stesso progresso medico, scientifico e tecnico, staccato da una morale e da una sapienza, rischia di porsi contro l'uomo e il suo valore.

Così anche le riforme sanitarie, che pur contengono aspetti positivi, hanno bisogno di una «umanizzazione» che metta al centro l'uomo, la sua integrità. Più la chiesa annuncia e testimonia il Vangelo della sofferenza e della speranza e più favorisce la promozione umana, diventa servizio alla vita e collaborazione alla pace.

La nota, semplice e breve, intende essere un punto di riferimento per la pastorale della chiesa: può diventare anche invito e richiamo a chiunque serve l'uomo nella stagione del dolore, perché mai venga meno il rispetto alla dignità umana. E’ anche proposta di collaborazione tra quanti hanno buona volontà, perché il dolore ha sempre la forza di sprigionare amore e unire le forze per difendere e sostenere la vita.

La consegna della nota alle comunità cristiane, ai malati, alle famiglie, a quanti per consacrazione, per professione, per volontariato e per solidarietà si dedicano al servizio della salute è atto di profonda fiducia e invito a rinnovata responsabilità e generosità.

È risposta all'impegno che la chiesa si è più volte assunto in questi anni di mettere al centro i poveri: a Loreto in particolare, riscoprendosi chiesa in comunione e missione, la nostra comunità ecclesiale ha fatto sua l'icona del buon samaritano nel «chinarsi sulle piaghe di questa umanità e nel far dono dell'eterna riconciliazione del Padre a tutti gli uomini, soprattutto ai più poveri, agli abbandonati, agli oppressi» chiesa in Italia dopo Loreto , 59).

Un giorno va ricordato come giorno che testimonia questa solidarietà e illumina gli altri giorni della settimana: quello della domenica: l'incontro con Gesù nella Parola e nell'eucaristia non può staccarsi dalla testimonianza di carità verso l'uomo che attende: per accompagnarlo in chiesa, se è possibile, per portargli la comunione, per visitarlo e renderlo partecipe della festa e della speranza...

È certo che dal mistero del dolore viene saggezza e amore: c'è da ravvivare questa convinzione e renderla operativa. Accanto alla croce di Gesù la chiesa ricorda e trova Maria che è madre di misericordia: accanto alle tante croci umane non possono mancare cuori che sanno essere materni per chiedere che coloro che soffrono diventino «sorgente di forza per la chiesa e per l'umanità» (CfL 54).

mons. Ugo Donato Bianchi
Presidente della consulta nazionale
per la pastorale della sanità

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